Casa museo del pittore e incisore Carmelo Floris
La Casa del pittore Carmelo Floris è situata nel rione Sant'Anastasio e si affaccia nella via omonima da due piccoli cortili cui si accede dall'ingresso principale e dai due ingressi secondari. Sempre sulla stessa via si trova un altro ingresso secondario che immetteva direttamente agli orti e agli uliveti e che oggi porta al cortile interno della casa.La Casa è molto antica, probabilmente antecedente al 1700 e rappresenta un importante esempio di architettura rurale.
Appartenuta a Don Sebastiano Melis, detto "Su Fidecummissu", uno degli ultimi "hidalgos" di Sardegna, e poi ai suoi due nipoti Don Agostino Satta e sua sorella Donna Filomena, godeva del diritto di extra territorialità per via di certi privilegi ecclesiastici degli antenati. In seguito fu ereditata dalla madre del pittore insieme a tutto il patrimonio.L'eredità materna permise all'artista di studiare a Roma e dedicarsi alla pittura.
La Casa, divenuta famosa per l'ospitalità, infatti, Carmelo Floris diceva: "La mia casa ha quattro porte e sono sempre aperte", è stata sottoposta ad un primo restauro nel 1951; probabilmente Floris fece eseguire una serie di lavori per rendere la casa più confortevole e più adatta alla sua futura vita matrimoniale.
L'edificio è stato acquistato dal Comune con l'intento di tutelare e valorizzare un complesso edilizio di importanza storica, infatti la casa oltre a rappresentare un esempio di architettura rurale è anche il luogo in cui il grande pittore ha trascorso tutta la sua vita e ha tratto gran parte della sua ispirazione, vista anche la posizione privilegiata delle sue finestre che si affacciavano su un paesaggio incantevole.
Nel 2001 l'edificio viene sottoposto ad un nuovo restauro che in linea di massima ha rispettato la struttura preesistente; la casa si sviluppava, infatti, su tre livelli: il piano terra che si affaccia nel cortile interno, il primo piano in cui si dislocava la casa vera e propria e il secondo piano occupato dal bellissimo studio dell'artista.Prima delle ristrutturazioni l'ingresso principale introduceva nella stanza detta del ricevimento, posta sulla destra del piccolo andito, dai muri spessi e il pavimento in graniglia.
I due ingressi secondari posti, nel cortile esterno superiore, immettevano rispettivamente in una sorta di salotto, con il pavimento in cemento liscio e una scala in legno per salire al soppalco e nel soggiorno vero e proprio, un'ampia sala con grandi finestre, il pavimento in graniglia decorata, la volta in legno e arredata con mobili dell'800 in legno massiccio, in parte ancora presenti.
Passando dal disimpegno si arrivava alla camera da letto dell'artista, con un piccolo balcone, il bagno dotato di caldaia per l'acqua calda e il pavimento in graniglia decorata.
Ancora oggi è possibile ammirare l'antico letto di legno intarsiato, l'armadio decorato e i comodini, anch'essi dell'800.Prendendo le piccole scale in marmo bianco, antistanti la camera appena descritta, si arrivava allo studio del pittore e come oggi si veniva sicuramente inondati dalla luce abbagliante che entrava dalle quattro grandi finestre di legno verde poste sui lati opposti e che permettevano all'artista di contemplare la pacatezza del paese, delle piccole case in pietra e la maestosità delle montagne poste quasi a sentinelle del modesto borgo e che tanto devono aver contribuito alla realizzazione delle sue opere meravigliose.
Dal cortile interno, da cui vi era l'uscita agli orti, agli uliveti e alle stalle, si poteva accedere per mezzo di una scala in granito alla cucina vera e propria, con il pavimento in cemento liscio, la copertura in travi e tavole e il grande camino, davanti al quale l'artista, nelle lunghe e fredde sere invernali, usava incidere le tavole per le sue xilografie.Sulla cucina si affacciava la camera da letto della madre, una piccola camera dal pavimento in tavolato e la volta in legno, ancora oggi arredata dagli antichi mobili: il letto, il comodino, la toilette.
Sempre sul cortile interno davano l'antica cucina, dove si conserva ancora oggi "S'o'ile", un quadrato fatto con quattro lastre di granito posto al centro della stanza in cui si accendeva il fuoco, il forno del pane e un'antica macchina usata in passato per la lavorazione del pane.
Nell'antico cortile si affacciavano anche le cantine, dove si custodivano i prodotti della loro azienda agricola, il vino, l'olio, il grano, gli ortaggi e la frutta, oggi destinate a sala espositiva.Il lavoro di ristrutturazione ha avuto come scopo quello di rendere fruibile la Casa come museo e come luogo per attività culturali e di socializzazione, per mostre, dibattiti, oltre che come laboratorio di promozione e sperimentazioni artistiche. Si propone, quindi, nel rispetto e in coerenza con la struttura esistente, di migliorare le condizioni di fruibilità per assicurare un riuso pubblico del complesso edilizio.
I lavori hanno interessato il rifacimento e l'adeguamento dell'impianto idrico e fognario, di quello elettrico e di illuminazione e dell'impianto antintrusione.
I vecchi pavimenti in graniglia e cemento liscio sono stati sostituiti dal cotto in quasi tutti gli ambienti, mentre nella camera da letto della madre e nello studio del pittore, è stato usato il parquet.I lavori di restauro non hanno introdotto modificazioni sostanziali nella struttura anche se inevitabilmente il quadro d'insieme appare modificato per la diversa destinazione d''uso, ossia come casa museo pinacoteca.
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